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日志


8月26日

IL COLLE

 Recanati, agosto 2008 - Il paesaggio che lo sguardo abbraccia dal Colle dell’Infinito potrà presto essere tutelato dall’Unesco come patrimonio dell’umanità. E’ questa una delle tante novità che provengono dall’universo leopardiano attraversato da una vera e propria 'rivoluzione' che ha investito i luoghi e le stesse istituzioni che mantengono viva la memoria del grande poeta recanatese. Fabio Corvatta è il sindaco di Recanati e l’inevitabile dedizione alla figura del suo concittadino più illustre l’ha appena portato ad essere nominato anche presidente del Centro Nazionale Studi Leopardiani.
 

Presidente Corvatta, il Centro è in attività dal 1937 e ha contribuito a promuovere la figura di Leopardi nel mondo. Quali sono oggi i vostri obiettivi?
"Il Centro continua quella che è la sua naturale vocazione: la gestione di una collana di pubblicazioni, la cura dei rapporti internazionali con la definizione e la firma dei protocolli di intesa con gli studiosi leopardiani dei vari paesi del mondo. A queste attività vanno aggiunti alcuni progetti particolarmente importanti: la prima traduzione in inglese dello ‘Zibaldone’, l’istituzione di una cattedra curricolare all’università Suor Orsola di Napoli, la sistemazione della struttura che ospita il Centro e che in futuro dovrebbe ospitare anche il museo leopardiano».
 

Sembra esserci un grande fermento intorno alla figura di Leopardi ma fino a poco tempo fa era in discussione la stessa sopravvivenza del Centro...
"Senza Franco Foschi e la contessa Leopardi oggi non avremmo più niente. La legge ‘Leopardi nel mondo’, la creazione del Centro mondiale della Poesia e della Cultura hanno portato per anni risorse e interessi a Recanati, l’impegno della contessa è stato determinante perché ai massimi livelli istituzionali non venisse dimenticata l’importanza del poeta italiano più conosciuto all’estero. Purtroppo il quadro normativo è cambiato con la privatizzazione degli enti e all’improvviso ci siamo trovati con appena 30mila euro l’anno per far funzionare il centro che solo per stare aperto costa 120mila euro".
 

Dove trovate i soldi per Leopardi?
"Intanto abbiamo cambiato la struttura del Centro allargando il consiglio di amministrazione a 70 persone. Non per regalare gettoni di presenza, perché soldi da dare non ne abbiamo, ma piuttosto per aumentare l’opera di sensibilizzazione intorno alla figura di Leopardi. Il Centro si è così aperto agli studiosi, alle imprese, al mondo della cultura marchigiana, all’istituzione accademica. Abbiamo nel cda dei testimonial di prestigio come Pietro Citati, Rosario Priore, Maurizio Scaparro, i vertici del Piccolo di Milano. Con questo spirito di ritrovato ottimismo per le sorti del Centro e con la testimoniata attenzione del ministro Bondi, ci accingiamo a completare l’organizzazione del convegno internazionale di fine settembre che per quattro giorni porterà a Recanati studiosi di tutto il mondo a trattare la 'Prospettiva antropologica in Leopardi'".
 

Tempo fa si era accesa la polemica intorno ad una possibile cementificazione del Colle dell’Infinito. Come è andata a finire quella storia?
"E’ andata a finire benissimo, abbiamo trasformato una minaccia in opportunità. Nessuna cementificazione del Colle, dopo una lunga mediazione con i proprietari di quelle aree siamo riusciti a varare un piano particolareggiato del Colle e delle zone comprese nel panorama che si gode dall’Infinito. Si recupera solo quello che già esisteva con una finalità di arricchire l’offerta turistica e l’attività rurale a tutela del paesaggio. Ormai tutti hanno capito che queste colline, questi panorami sono una grande opportunità turistica. Non vogliamo trasformare Leopardi in un brand ma certamente il poeta è stato il primo a capire l’universalità e l’umanità di questo paesaggio. Per questo la Regione Marche, la delegazione pontificia di Loreto, i Comuni di Loreto e Recanati hanno avviato tutto le procedure volte al riconoscimento di questi valori da parte dell’Unesco".

di MARTINO MARTELLINI

 
 
 
 
 
 

6月18日

Versi immortali

CORO DI MORTI NELLO STUDIO DI FEDERICO RUYSCH
Sola nel mondo eterna, a cui si volve
Ogni creata cosa,
In te, morte, si posa
Nostra ignuda natura;
Lieta no, ma sicura
Dall'antico dolor. Profonda notte
Nella confusa mente
Il pensier grave oscura;
Alla speme, al desio, l'arido spirto
Lena mancar si sente:
Così d'affanno e di temenza è sciolto,
E l'età vote e lente
Senza tedio consuma.
Vivemmo: e qual di paurosa larva,
E di sudato sogno,
A lattante fanciullo erra nell'alma
Confusa ricordanza:
Tal memoria n'avanza
Del viver nostro: ma da tema è lunge
Il rimembrar. Che fummo?
Che fu quel punto acerbo
Che di vita ebbe nome?
Cosa arcana e stupenda
Oggi è la vita al pensier nostro, e tale
Qual de' vivi al pensiero
L'ignota morte appar. Come da morte
Vivendo rifuggia, così rifugge
Dalla fiamma vitale
Nostra ignuda natura;
Lieta no ma sicura,
Però ch'esser beato
Nega ai mortali e nega a' morti il fato.

 

(giacomo leopardi)

6月15日

Per te Giacomo

 
Maria Grazia per GiacomoCuore rosso
5月26日

Un pensiero

ERRORE DI UNA VITA TUTTA INTERNA

Pel manuale di filosofia pratica. A voler viver tranquillo, bisogna essere occupato esteriormente. Error mio nel voler fare una vita, tutta e solamente interna, a fine e con isperanza di esser quieto. Quanto più io era libero da fatiche e da occupazioni estrinseche, da ogni cura di fuori fino dalla necessità di parlare per chiedere il mio bisognevole (tanto che io passava i giorni senza profferire una sillaba), tanto meno io era quieto nell’animo. Ogni menomo accidente che turbasse il mio modo e metodo ordinario (e n’accadevano ogni giorno, perché tali minuzie sono inevitabili) mi toglieva la quiete. Continui timori e sollecitudini, per queste ed altre simili baie. Continuo poi il travaglio della immaginazione, le previdenze spiacevoli, le fantasticherie disgustose, i mali immaginarii, i timori panici. Gran differenza è dalla fatica e dalla occupazione, e dalle cure e sollecitudini stesse, alla inquietudine. Gran differenza dalla tranquillità all’ozio. Le persone massimamente di una certa immaginazione, le quali essendo per essa molto travagliati negli affari, nella vita attiva o semplicemente sociale, e molto irresoluti (come nota la Staël nella Corinna a proposito di Lord Nelvil); e le quali perciò appunto tendono all’amor del metodo e alla fuga dell’azione e della società, e alla solitudine; s’ingannano in ciò grandemente. Esse hanno più che gli altri, per viver quiete, necessità di fuggir se stesse, e quindi bisogno sommo di distrazione e di occupazione esterna. Sia pur con noia. Si annoieranno per esser tranquille. Sia ancora con afflizioni e con angustie. Maggiori sarebbero quelle che senza alcun fondamento reale, fabbricherebbe loro inevitabilmente la propria immaginazione nella vita solitaria, interiore, metodica. Chi tende per natura all’amor del metodo, della solitudine, della quiete, fugga queste cose più che gli altri, o attenda più a temperarle co’ lor contrarii; se vuol potere veramente esser quieto. Al che lo aiuterà poi il giudicare e pensar filosoficamente delle cose e dei casi umani. Ma certo un uom d’affari (senz’ombra di filosofia) ha l’animo più tranquillo nella continua folla e nell’affanno delle cure e delle faccende; e un uomo di mondo nel vortice e nel mar tempestoso della società, di quello che l’abbia un filosofo nella solitudine, nella vita uniforme e nell’ozio estrinseco.

(Giacomo Leopardi)
5月14日

Complimenti

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Data e ora di inserimento: (12-05-2008, 17:32:23)

L’Assemblea dei Soci del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, riunitasi la mattina del 7 maggio scorso, ha eletto all’unanimità il Sindaco di Recanati Fabio Corvatta (Nella foto: al centro accanto ad Anna Leopardi, Fiorenza Ceragioli e alcuni soci del CNSL) alla carica di Presidente, su proposta del Comitato scientifico e dei Soci appartenenti alla famiglia Leopardi e alla famiglia Foschi.
Nell’esporre la proposta collegiale, Lucio Felici – coordinatore del Comitato scientifico – ha sottolineato come Fabio Corvatta, durante la malattia e dopo la scomparsa di Franco Foschi, si sia impegnato con saggezza e generosità nel dare seguito all’opera ventennale del compianto Presidente, riordinando la gestione amministrativa dell’istituto e promuovendo – in stretta collaborazione con i componenti del Consiglio di Amministrazione e del Comitato scientifico – varie iniziative di alto livello culturale: dalle celebrazioni dei 70 anni di vita del Centro Studi alle imminenti manifestazioni della “giornata leopardiana” del 29 giugno (ricorrenza della nascita del poeta), alla preparazione del grande Convegno internazionale che si svolgerà nel settembre prossimo. Ancora per suo merito, sono stati avviati accordi con università e istituti culturali italiani e stranieri, e si sta lavorando alacremente alla creazione di un nuovo Museo Leopardiano, che era uno dei progetti più tenacemente ideati e sostenuti da Franco Foschi.
Sempre all’unanimità, l’Assemblea ha rieletto la contessa Anna Leopardi Vicepresidente del Centro e ha confermato l’intero Consiglio di Amministrazione uscente, con l’integrazione di un nuovo membro nella persona di Paolo Foschi.
L’attuale Consiglio di Amministrazione risulta, pertanto, così composto: Anna Leopardi e Fabio Corvatta, membri di diritto; Giuseppe Casali, Fiorenza Ceragioli, Lucio Felici, Paolo Foschi, Emilio Peruzzi.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, si è riunita anche l’Assemblea dei Soci del Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi”, che ha eletto all’unanimità il Consiglio di Amministrazione, così composto: Anna Leopardi e Fabio Corvatta, membri di diritto; la senatrice Silvana Amato, Socio fondatore; Fabiana Cacciapuoti, Franco D’Intino, Alberto Folin, Ferdinando Foschi.
Subito dopo, il Consiglio si è a sua volta riunito e, a norma di statuto, ha eletto Presidente Ferdinando Foschi, che raccoglie dunque l’eredità del fratello Franco. Anna Leopardi è stata confermata nel ruolo di Vicepresidente.
In una prossima riunione il Consiglio di Amministrazione sarà convocato dal nuovo Presidente per procedere alla nomina dei componenti del Comitato scientifico.

4月23日

Il più amato

  
Merini batte Petrarca

Top ten della poesia. Leopardi meglio di Dante e Alda Merini batte Petrarca

sabino-labia   Venerdì 18 Aprile 2008 alle 11:26 Nessun commento

L’Infinito batte la Divina Commedia, o meglio Giacomo Leopardi batte Dante Alighieri. È questo, infatti, il risultato del sondaggio mensile promosso dalla Società Dante Alighieri sul sito Ladante.it.

Il massimo esponente del Romanticismo e del pessimismo, mal sopportato dagli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori, è risultato il poeta più amato dagli italiani con il 25% delle preferenze, superando in una sfida stellare il Sommo Poeta tanto rivalutato negli ultimi anni grazie alle declamazioni televisive di Roberto Benigni e che ha ricevuto il 17% dei consensi.

Certo versi come “Sempre caro mi fu quest’ermo colle, E questa siepe, che da tanta parte De l’ultimo orizzonte il guardo esclude” sono tra le più alte espressioni della nostra letteratura e ancora oggi sembrano provocare emozioni e ispirazioni in ognuno di noi così come ha dichiarato una cantante rock come Gianna Nannini: “È come se mi raccontasse il nostro mondo di oggi, come se vedesse più lontano e avesse già previsto tutto”.

Al terzo posto di questa straordinaria classifica, cui hanno dato il loro voto milioni di internauti, troviamo Eugenio Montale seguito da Giuseppe Ungaretti e Giovanni Pascoli. Una nota di particolare merito va sicuramente alla poetessa milanese Alda Merini che con la sua decima posizione è l’unica vivente ad essere entrata nell’Olimpo della poesia precedendo addirittura mostri sacri come Petrarca, Carducci e Quasimodo.

 

Classifica

1-Giacomo Leopardi

2-Dante Alighieri

3-Eugenio Montale

4-Giuseppe Ungaretti

5-Giovanni Pascoli

6-Ugo Foscolo

7-Luigi Pirandello

8-Alessandro Manzoni

9-Cesare Pavese

10-Alda Merini

11-Francesco Petrarca

12-Primo Levi

13-Gianni Rodari

14-Italo Calvino

15-Giosuè Carducci

16-Salvatore Quasimodo

Attendere prego:

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Servizi del Giorno

14/04/2008  ore 13.18 
Cultura 
LA BELTÀ NEGLI OCCHI DI SILVIA NON SI DIMENTICA: È GIACOMO LEOPARDI IL POETA ITALIANO PIÙ AMATO/ A RIVELARLO IL SONDAGGIO MENSILE DELLA DANTE ALIGHIERI 
ROMA\ aise\ - "Silvia, rimembri ancora quel tempo della tua vita mortale, quando beltà splendea negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi, e tu, lieta e pensosa, il limitare di gioventù salivi?". Con molta probabilità hanno contribuito anche i celebri versi iniziali di "A Silvia" a proiettare Giacomo Leopardi sul gradino più alto del podio tra i poeti più amati. A rivelarlo è il sondaggio mensile proposto dal sito Internet della Società Dante Alighieri www.ladante.it: successo incontrastato del poeta di Recanati con il 25% dei voti complessivi, seguito dal già "pluripremiato" Dante Alighieri con il 17%, da Eugenio Montale con il 12% e da Giuseppe Ungaretti con l’8%. Due "colossi" del calibro di Giovanni Pascoli e Ugo Foscolo ottengono il 4% delle preferenze, mentre il 2% colloca in settima posizione, tutti a pari merito, Luigi Pirandello, Alessandro Manzoni, Cesare Pavese, Francesco Petrarca, Primo Levi e Alda Merini, unica poetessa vivente tra i primi 15 della classifica. Percentuali leggermente inferiori per Carducci, Calvino, Quasimodo, D’Annunzio, Boccaccio, Verga e Saba.
"Leopardi è un classico assoluto e quindi non sorprende la sua grande fortuna", commenta alla "Dante" Alberto Casadei, docente di Letteratura Italiana presso l’Università di Pisa. "Certamente i suoi temi sono più affini anche all’uomo contemporaneo rispetto a quelli di Dante e la sua poesia è in apparenza più semplice di quella di Montale. Forse il motivo della perdurante fortuna di Leopardi, rispetto per esempio a Manzoni, è proprio dovuto alla sua capacità di coniugare limpidezza formale e alta densità di pensiero".
In che modo la poesia di Giacomo Leopardi può rispecchiare l’identità italiana e il modo di essere degli italiani? "Leopardi ha saputo riflettere sui nostri costumi", spiega Casadei, "basti pensare al tuttora validissimo "Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’italiani", e insieme sulla condizione umana moderna. Proprio per questo la sua riflessione non è valida solo per il suo tempo, ma offre molti spunti anche per interpretare il nostro".
Può essere stato un verso in particolare a fare la differenza nella scelta dei votanti, di cui circa il 30% dall’estero? "Certamente sono memorabili molti versi di Giacomo Leopardi", prosegue lo studioso, "così come di Montale, per non parlare, ovviamente, di Dante. Umberto Saba diceva che "e chiaro nella valle il fiume appare" de "La quiete dopo la tempesta" è il più bel verso della nostra letteratura. In ogni caso, l’interesse per la poesia rimane in Italia altissimo, nonostante le scarse vendite dei maggiori poeti attuali, che bisognerebbe far conoscere di più anche all’estero, visto che tra i risultati del sondaggio proposto dalla "Dante Alighieri" compare solo Alda Merini".
Insomma: quale significato traspare da questo sondaggio? Per Casadei "la classifica rispecchia molti dei valori acquisiti sulla base della tradizione scolastica e universitaria italiana, ma con alcune sorprese interessanti. Per esempio, il modesto riscontro di autori fondamentali come Petrarca è segno della maggiore difficoltà a cogliere oggi gli elementi più innovativi e duraturi della loro opera: su questo, la scuola, l’università ma anche le associazioni importanti per la diffusione della nostra cultura, come la stessa Dante, sono chiamate a confrontarsi seriamente".
"Per me Dante è in assoluto uno dei più grandi autori mai esistiti e quindi il mio voto sarebbe andato senza dubbio a lui", conclude Alberto Casadei. "Mi spiace di non vedere nella classifica poeti-narratori come Ariosto o Tasso e nemmeno importanti poeti recenti, come Saba, Luzi o Sereni".
Esclusa l’Italia, in netta maggioranza con circa 2 milioni di accessi nel periodo del sondaggio, i contatti più numerosi provengono ancora dal continente americano, Argentina e Brasile su tutti, con un notevole incremento dal Canada. In Europa spiccano Svizzera, Francia, Spagna, Polonia, Germania ed Olanda, mentre in Asia la palma d’oro va al Giappone. La graduatoria totale è sempre visibile sul portale della Dante, che offre anche l’opportunità di consultare i risultati finali di tutti i sondaggi precedenti. (aise) 
Editrice SOGEDI s.r.l. - Reg. Trib. Roma n°15771/75 
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3月28日

Amore e morte

muor giovane colui ch'al cielo è caro
MENANDRO.

Fratelli, a un tempo stesso, Amore e Morte
Ingenerò la sorte.

 


3月13日

I costumi degli Italiani

Giacomo Leopardileopar.jpg

dal Discorso sopra lo stato presente dei costumi degl'Italiani

Gl’italiani non temono e non curano per conto alcuno di essere o parer diversi l’uno dall’altro, e ciascuno dal pubblico, in nessuna cosa e in nessun senso. Lascio stare che la nazione non avendo centro, non havvi veramente un pubblico italiano; lascio stare la mancanza di teatro nazionale, e quella della letteratura veramente nazionale moderna, la quale presso l’altre nazioni, massime in questi ultimi tempi è un grandissimo mezzo e fonte di conformità di opinioni, gusti, costumi, maniere, caratteri individuali, non solo dentro i limiti della nazione stessa, ma tra più nazioni eziandio rispettivamente.

Queste seconde mancanze sono conseguenze necessarie di quella prima, cioè della mancanza di un centro, e di altre molte cagioni. Ma lasciando tutte queste e quelle, e restringendoci alla sola mancanza di società, questa opera naturalmente che in Italia non havvi una maniera, un tuono italiano determinato. Quindi non havvi assolutamente buon tuono, o egli è cosa così vaga, larga e indefinita che lascia quasi interamente in arbitrio di ciascuno il suo modo di procedere in ogni cosa. Ciascuna città italiana non solo, ma ciascuno italiano fa tuono e maniera da sé.intro-obelix.gif
Non avendovi buon tuono, non possono avervi convenienza di società (bienséances). Mancando queste, e mancando la società stessa, non può avervi gran cura del proprio onore, o l’idea dell’onore e delle particolarità che l’offendono o lo mantengono e vi si conformano, è vaga e niente stringente. Ciascuno italiano è presso a poco ugualmente onorato e disonorato. Voglio dir che non è né l’uno né l’altro, perché non v’ha onore dove non v’ha società stretta, essendo esso totalmente una idea prodotta da questa, e che in questa e per questa sola può sussistere ed essere determinata.
[...]
Primieramente dell’opinione pubblica gl’italiani in generale, e parlando massimamente a proporzion degli altri popoli, non ne fanno alcun conto. Corrono e si ripetono tutto giorno cento proverbi in Italia che affermano che non s’ha da por mente a quello che il mondo dice o dirà di te, che s’ha da procedere a modo suo non curandosi del giudizio degli altri, e cose tali. Lungi che gl’italiani considerino, come i francesi, per la massima delle sventure la perdita o l’alterazione dell’opinion pubblica verso loro, e sieno pronti, come i francesi ben educati, a soffrire e sacrificar qualunque cosa piuttosto che incorrere anche a torto in questo inconveniente; essi non si consolano di cosa alcuna più di leggieri che della perdita eziandio totale (giusta o ingiusta che sia) dell’opinione pubblica, e stimano ben dappoco chi pospone a questo fantasma i suoi interessi e i suoi vantaggi reali (o quelli che così si chiamano nel linguaggio della vita), e chi non si cura d’incorrere per amor di quello in danni o privazioni vere, d’astenersi da piaceri, ancorché minimi, e cose tali. Insomma niuna cosa, ancorché menomissima, è disposto un italiano di mondo a sacrificare all’opinion pubblica, e questi italiani di mondo che così pensano ed operano, sono la più gran parte, anzi tutti quelli che partecipano di quella poca vita che in Italia si trova. Non si può negare che filosoficamente e geometricamente parlando, essi non abbiano assai più ragione dei francesi e degli altri che pensano e operano diversamente, e che per conseguenza in questa parte essi non sieno, quanto alla pratica, assai più filosofi. Al che li porta lo stato delle cose loro, nel quale in realtà l’opinione pubblica, per la mancanza di società stretta, pochissimo giova favorevole e pochissimo nuoce contraria, e la gente per quanta ragione abbia di dir male o bene di uno, di pensarne bene o male, prestissimo si stanca dell’uno e dell’altro; si dimentica affatto delle ragioni che aveva di far questo o quello, benché certissime e grandissime, e torna a parlare e pensare di quella tal persona con perfetta indifferenza, e come d’una dell’altre.
Secondariamente, e questa è cosa molto osservabile, come l’opinion pubblica, così la vita non ha in Italia non solo sostanza e verità alcuna, che questa non l’ha neppure altrove, ma né anche apparenza, per cui ella possa essere considerata come importante. Lascio la totale mancanza d’industria, e d’ogni sorta di attività, e quella di carriere politiche e militari, quella d’ogni altro istituto di vita e di professione per cui l’uomo miri a uno scopo, e coll’aspettativa, coi disegni, colle speranza dell’avvenire, rilevi il pregio dell’esistenza, la quale sempre che manca di prospettiva d’un futuro migliore, sempre ch’è ristretta al solo presente, non può non parer cosa vilissima e di niun momento, perché nel presente, cioè in quello che è sottoposto agli occhi, non hanno luogo le illusioni, fuor delle quali non esiste l’importanza della vita. Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazione, senza scopo, e ristretta al solo presente.

1月18日

Una lettera di Fanny a Ranieri

 

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Una lettera di Fanny a Ranieri
Conosciuta la notizia della morte di Leopardi così scrive a Ranieri, dopo un periodo di un paio d’anni di silenzio, il 24 giugno 1837:

            La disgrazia della morte del povero nostro Leopardi mi ha annientata; sì pel bene che gli volevo, sì pella perdita fatta; sì pell’interesse che io prendo, a tutto ciò che vi riguarda. Io partecipo grandemente al vostro dolore, io sento il vuoto che proverete nelle vostre abitudini, e quel male che cagiona la perdita d’un’amico che si amava, e stimava, male che le parole non valgono ad esprimere, male che il tempo non basta a dissipare. Quantunque io sappia e creda fermamente che io non sono nulla per voi, pure pagherei non so cosa per potervi vedere almeno un’ora in questa circostanza! mi pare che io sarei più contenta, perché potrei non fosse altro accertarmi del genere di dolore che patite, e non figurarmi sempre il peggio come io faccio. Voi sarete forse in collera meco perché non vi ho scritto, ma la vostra ultima lettera era tale, da diacciare un cuore più freddo del mio, da reprimere ogni espansione amichevole, da farmi sentire che per certi sentimenti noi siamo agli antipodi, che voi non avete mai letto nella mia anima, e che non vi leggerete mai più... Nella dolorosa circostanza però in cui vi trovate spero che non vorrete disdegnare affatto l’espressione del mio cordoglio e che non saprete pagar d’ironia l’ironia che viene a partecipare il vostro dolore...

11月23日

Anche oggi

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Messaggio/Message [Argomenti/Subjects]  [Rispondi/Give an Answer]
Argomento/Subject: 2° intervento del Prof.Folin
Nome/Name: amministratore
Data/Date: 20/11/2007 12:45
(Il Prof. Folin attraverso l'amministratore interviene nel Forum chiarendo la posizione del Comitato Scientifico sul Bando Tesi di Laurea. I forumisti sono pregati d'intervenire con la dovuta pacatezza degna di questo Forum. Grazie! L'amministratore)



Vorrei gentilmente rispondere alle due lettere che ho potuto leggere in risposta alla mia nota inviata al Forum. Gentilmente, appunto, al contrario dell’irruenza sconsiderata e talvolta offensiva di chi ritiene di urlare frasi scomposte invece che ragionare pacatamente. Miei cari studenti e neolaureati: aprire il bando alle lauree specialistiche o quadriennali, è forse chiudere ai giovani? Un laureato con laurea specialistica ha mediatamente 24- 25 anni. E’ vecchio? Forse per voi che volete tutto e subito, non per qualunque altra persona (giovane o non giovane) provvista di un minimo di buon senso. Francamente ho sempre ritenuto che questo “largo ai giovani” di fosca memoria non abbia molto senso e sia di una demagogia disarmante. Non è che lo pensi adesso che mi avvio alla vecchiaia: l’ho sempre pensato, anche quando di anni ne avevo venti. Vi sono giovani di grande valore, e vi sono giovani che sono solo capaci di urlare “vergogna” con argomenti proprio inconsistenti. Allo stesso modo, ci sono “vecchi” studiosi che ancora continuano a lavorare proficuamente, accanto a baroni accademici che trascorrono la loro vita a spartirsi cattedre e privilegi. Posso assicurare che nessun membro del comitato scientifico appartiene a questo secondo gruppo. Bisognerebbe che faceste qualche sforzo per conoscerli meglio, invece che sparare schizzi di fango in ogni direzione. Inoltre: vi sono studenti che, iscrittisi alcuni anni fa (con il vecchio ordinamento) hanno dovuto lasciare gli studi perché costretti a mantenere se stessi e/o la famiglia. Perché penalizzarli? Per i figli di papà che invece possono dedicarsi tutto il giorno allo studio (non si sa con quale profitti) senza nessun problema economico? L’affermazione che chi ha messo molto tempo a laurearsi deve essere considerato un mediocre, non fa onore a chi l’ha scritta.
Ciò che Leopardi detestava di più era l’esibizionismo. Il suo lavoro è sempre proceduto nel nascondimento. Nascondere la propria abilità tecnica è la condizione imprescindibile del “Sublime”. Edmond Jabès, quel grandissimo poeta-filosofo che penso conoscerete, raccomandava “parler le plus bas possible, pour ce possible”.
Non fa bella impressione vedere tutte queste urla esagitate attorno alla poesia. Non fa bene né a voi, né alla poesia.
Dunque: perché tutta questa animosità? E’ vero che esistono lauree triennali di pregio, ma sono pochissime e – se dovessimo aprire il bando a tutti indiscriminatamente - ci troveremmo sommersi di un materiale talmente immenso da compromettere la serenità della valutazione. Al contrario, chi ha già fatto un buon lavoro, può ulteriormente approfondirlo. Vi sembra che questi argomenti siano offensivi? Che ci vogliamo ritirare nella “torre d’avorio” (altro luogo comune da strapazzo).
Per ciò che riguarda quel giovane laureato che vuole buttare i mili libri dalla finestra, si accomodi pure: ci sarà forse chi li raccoglierà e ne trarrà maggior profitto.

Alberto Folin

Dopo di che, il forum è stato chiuso. w. la democrazia.

Le risposte al cattedratico

Nome/Name: Giuseppe
Data/Date: 20/11/2007 10:11
Egregio prof. Folin. Io sono uno degli "imprecisabili". Il più modesto. Ho tanti suoi libri a casa. Credo che li butterò, perchè capisco che la sua conoscenza di Leopardi è solo dottrinale. Conoscenza, non scienza. Dicevo che sono uno degli imprecisabili. il più modesto. Tra gli altri imprecisabili c'è un certo Stazio, Lorenzo Abbate, di cui anche Lei un giorno sentirà parlare.
Con questo termino. E annuncio l'addio al forum, che ho visto nascere, da imprecisabile, da sconosciuto. Ma da amante di Giacomo Leopardi. Mi stia bene, egregio cattedratico.
Nome/Name: Stazio
Data/Date: 20/11/2007 10:19

ritengo oltremodo OLTRAGIOSO ED ANCORA più VERGOGNOSE QUESTE PAROLE "l’esigua presenza di tesi realmente scientifiche e originali all’interno di un percorso di studi (quale quello triennale) che è solo un passaggio propedeutico ad un titolo accademico in piena regola qual è la laurea specialistica e/o di dottorato."
potrei farle molissimi esempi di lauree magistrali che di scientifico non hanno nulla.
Le sembra normale preferire pochissime persone che ancora, dopo oltre 5 anni di cambio di ordinamento non hanno completato un corso di studi quadriennale,a chi, passivamente, ha dovuto accettare una riforma che non avrebbe mai voluto?
VERGOGNA.
e poi le dico una cosa, con tutto il rispetto che ho per i professori (alcuni a questo punto) che compongo il Cda, escludere i giovani è il più grande errore fatto da Voi.

E sopratutto, perchè dovrei aspettare due anni? dato il grande ostruzionismo e le grandi difficoltà io ho già abbandonato il campo leopardiano, piangendo, come un bambino. ma alle difficoltà spesoo non ci si può che arrendere.

io continuerò la mia battaglia in quanto GIUSTA, e non strettamente PERSONALE.

chiudetevi pure nella vostra torre d'avorio, celatevi dietro i vostri titoli accademici, tanto resta la sostanza,

UN ERRORE MADORANALE

quando Giacomo fece delle osservazioni al Mai, che questi confutò, lui ebbe il coraggio e la GRANDEZZA di ammettere i suoi errori.

voi no.

Addio al forum, che continuerò a frequentare ora solo per la mia "crociata".

Lorenzo Abbate, da oggi "l'imprecisabile"

 

Nome/Name: carmelina
Data/Date: 20/11/2007 10:41
Se ho capito bene, avete dato per scontato che un corso di laurea triennale non possa partorire uno studio apprezzabile su Leopardi, mentre ciò possa invece avvenire al termine di un corso di laurea quadriennale, frequentato praticamente oramai solo da studenti fuori corso? Ripeto, non so se ho capito bene, ma se davvero è così il bando può essere impugnato per un evidente vizio logico delle motivazioni che ne stanno alla base.
infatti è evidentemente contraddittorio( e la contraddizione la evidenzia lei stesso parlando di studenti rimasti indietro con gli esami) e discriminatorio che una laurea quadriennale vecchio ordinamento venga preferita ad una laurea triennale, tanto più che nei concorsi pubblici di regola, si richiede l' una o l' altra indistintamente.

11月21日

Il cattedratico

Nota del Prof. Alberto Folin)


A proposito del “vergognoso” bando di concorso su tesi di laurea quadriennale e specialistica, promosso dal CNSL, denunciato (con motivazioni solo apparentemente diverse) da non precisabili Stazio, Gianfranco e Giuseppe, e chi sa chi altro… intendo, in qualità di componente del Comitato scientifico del CNSL (che annovera studiosi di indiscusso prestigio quali : Lucio Felici, Gilberto Lonardi, Franco D’Intino, Fabiana Cacciapuoti, Luigi Blasucci, Antonio Prete Fiorenza Ceragioli, Emilio Peruzzi, Ermanno Carini ,oltreché – forse indegnamente – il sottoscritto) precisare alcuni punti di indiscutibile rilievo:
1) La decisione di aprire il Bando solo alle tesi quadriennali e specialistiche è stata dettata da una presa d’atto inconfutabile (per chi abbia pluriennale esperienza di docenza universitaria): l’esigua presenza di tesi realmente scientifiche e originali all’interno di un percorso di studi (quale quello triennale) che è solo un passaggio propedeutico ad un titolo accademico in piena regola qual è la laurea specialistica e/o di dottorato.
2) Totalmente falso è che non esistano più tesi di percorsi universitari quadriennali. Molti sono ancora gli studenti che portano a conclusione un itinerario di studi (magari travagliato per motivi non imputabili alla loro volontà) iniziato molti anni fa e ora degnamente concluso. Di esempi ne potrei fare a centinaia.
3) Non fa onore a questi giovani studenti del “tutto e subito”, il fatto di rivendicare come diritto la partecipazione a un Bando di concorso i cui principi sono stati decisi in piena autonomia da un Comitato scientifico che, come già detto, non sembra essere costituito dagli ultimi arrivati.
4) Tengo a rassicurare, infine, tutti questi “leopardisti” appassionati, che avranno occasione, tra due anni, di partecipare a pieno diritto al Concorso, con approfondimenti indubbiamente proficui.
5) C’è sicuramente stata una svolta nella conduzione del CNSL: ma questa va nella direzione, già tracciata dal compianto Presidente on. prof. Franco Foschi, di una valutazione reale dei contributi scientifici alla conoscenza del pensiero e della poesia di Giacomo Leopardi. Tale programma viene perseguito con criteri serenamente e responsabilmente meditati, che non si possono spiegare – e non si ha alcun dovere di spiegare – a chi leva immotivate e animose proteste in un forum ricorrendo a un linguaggio offensivo e di basso livello, forse facendosi ingenuamente strumentalizzare da “cattivi maestri”.

prof. Alberto Folin, Università degli Studi “Suor Orsola Benincasa” Napoli
(membro del Comitato scientifico del CNSL)
11月20日

Ma si puo?

Salve, sono Giuseppe. Sono il promotore di questo blog, nato col solo scopo di celebrare GiacomO Leopardi. A proposito degli ultimi accadimenti che riguardano il C.N.S.L. (non è un centro di ricerca di energia nucleare, ma è da leggere: Centro Nazionale Studi Leopardiani), ho cercato di accedere di nuovo al forum. ora è possibile, solo che una gentile scritta ti avverte che non è possibile inserire nuovi argomenti. L'inserimento di nuovi messaggi è
momentaneamente sospeso.       
11月12日

Dal Centro Studi

Data e ora di inserimento: (11-11-2007, 20:30:48)

Clicca per visualizzare le immagini associate(sintesi dell'intervento del Prof. Lucio Felici - nella foto a dx; a sx il prof. Pietro Citati - alla manifestazione del 31 ottobre presso il Comune di Recanati in collaborazione con il Ministero dei Beni e le Attività Culturali 'Ottobre piovono libri' alla presenza del direttore generale del Ministero Dott. Luciano Scala)

Nella prima parte del suo intervento, Felici ha messo a fuoco le diverse fasi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani prima della ventennale direzione di Franco Foschi: gli anni della costruzione, dalla nascita nel 1937 (primo centenario della morte del poeta) al 1940, sotto la direzione operosa di Manfredi Porena, noto dantista che impostò la struttura e i programmi del nuovo istituto; gli anni difficili della guerra e del dopoguerra, durante i quali l’attività del Centro rimase in vita grazie all’impegno e all’abilità di Ettore Leopardi (direttore dal 1940 al 1945) e poi dei suoi successori in veste di “commissari straordinari” (il pittore Biagio Biagetti dal 1945 al 1948, il giurista Romeo Vuoli dal 1948 al 1959); il lungo periodo di graduale ripresa sotto la direzione, dal 1959 al 1987, di Umberto Bosco che, fra l’altro, istituì i convegni internazionali con cadenza quadriennale e fece del Centro – finalmente dotato di una sua sede – un’istituzione di indiscusso prestigio scientifico.

La seconda parte dell’intervento è stata tutta dedicata a Franco Foschi, direttore e poi presidente del Centro dal 1987 fino alla morte avvenuta nell’agosto scorso. Felici ne ha anzitutto tratteggiato la complessa personalità di scienziato neuropsichiatra, di uomo politico chiamato alle più alte cariche, di studioso dei problemi sanitari e sociali (con un particolare interesse per la condizione degli emigrati), di storico del territorio recanatese, di cultore della poesia e delle arti: tante vocazioni ed esperienze diverse che hanno trovato la più alta sintesi nella passione per Recanati (di cui fu sindaco dal 1960 al 1970) e per Giacomo Leopardi. Promotore della legge “Leopardi nel mondo”, egli ha investito le risorse che quella legge gli assicurava in un progetto ambizioso finalizzato sia alla ricerca scientifica sia alla diffusione planetaria e capillare del genio leopardiano. Tra le innumerevoli iniziative realizzate, Felici ha ricordato: la costituzione di gruppi di lavoro nelle città leopardiane (Recanati, Roma, Firenze, Bologna, Napoli); i convegni organizzati o patrocinati, soprattutto nel 1998 (bicentenario della nascita del poeta), in ogni luogo d’Italia, nelle principali città europee, nelle Americhe, in Australia, persino in India, in Cina e in alcuni paesi africani; le mostre, che hanno portato alla luce una documentazione inedita o poco conosciuta; l’impulso dato alle traduzioni delle opere leopardiane in varie lingue; i corsi per studenti e giovani studiosi italiani e stranieri; infine, la creazione, a Recanati, di un Centro Mondiale della Poesia e della Cultura, concepito come luogo d’incontro e di scambi tra poeti, letterati, artisti di qualsiasi nazionalità.

Nella conclusione, Felici ha spiegato i compiti del Comitato scientifico che, dall’inizio di quest’anno, affianca il Consiglio di amministrazione del Centro Studi. Composto da alcuni fra i più autorevoli leopardisti, il Comitato è l’organismo che tutela la ricca e difficile eredità lasciata da Foschi, ricommisurandola alle risorse e alle richieste del mutare dei tempi. Tra i primi progetti in cantiere, il Convegno internazionale del 2008, l’allestimento di una Mostra documentaria permanente, la formazione di una biblioteca digitale, la riattivazione delle cattedre leopardiane e dei rapporti con università e istituti culturali italiani e stranieri: un libero dialogo con le molteplici espressioni del mondo della cultura, ferma restando l’autonoma identità del Centro Studi, le cui caratteristiche, costantemente riaffermate da Foschi, consistono nel necessario equilibrio tra vocazione universale – essenza del pensiero e della poesia di Leopardi – e profondo radicamento nella realtà di Recanati “Città della poesia”.




9月30日

Una curiosità

 

Citazione

Una curiosità
Il 6.10.1825 Paolina scriveva a Giacomo, allora a Bologna di informarsi su una certa Angelina, perché sua madre ne avrebbe avuto piacere. Il 10.10 Giacomo risponde che avrebbe fatto del tutto per sapere qualcosa, mentre il 4.12 fa sapere di averla incontrata. Chi era mai costei? Il 9 dicembre Giacomo scrive dettagliatamente di lei, assicurando che faceva vita comoda insieme al marito che pareva un signore. La corrispondenza continua con la famiglia a dimostrazione della grande familiarità che esisteva tra i Leopardi e Angelina.. Ma chi era mai coste? Non era altri che Angelina Jobbi, presente rtra le donne di servizio in casa di Giacomo negli anni 1805-1811; successivamente si trasferì a Bologna ma rimase l'antica familiarità e la presenza di Giacomo a Bologna la ravvivò assai, consentendo ad entrambi di scambiarsi piccoli favori, come quello di procurare a Paolina un certo velluto che nelle Marche non si trovava e che invece Angelina trovò a Bologna oppure quello che fece chiedere ad Angelina di farle procurare i certificati di battesimo dei suoi fratelli.. La relazione amichevole continuò fino al battesimo del figlio dell'Angelina che ebbe l'onore di avere come padrino per suo figlio proprio Giacomo Leopardi!! Secondo nome del bambino fu proprio Giacomo in onore del suo padrino. Angelina, da parte sua, si prese cura della biancheria di Giacomo e anche della sua salute, come faceva quando era bambino. Durante l'ultima sosta a Bologna (era diretto a Firenze) Giacomo non mancò di farle visita come si può lehggere dalla lettera del 4.5.1830. Sulla base di queste notizie ma precise, ricavate dall'Epistolario, se ne conclude che la casa di Angelina a Bologna costituì per il Nostro un luogo ospitale a cui fece ricorso per piccoli servizi ma soprattutto per godervi una calda e sincera amicizia unita da tanto affetto.
9月2日

Incredibile

Che c'azzecca Moccia con Leopardi?
Caro Severgnini,
sono un docente di Lettere, insegno in una scuola media dove ogni giorno tento di resistere all'imbarbarimento culturale, ma io ci provo lo stesso, anche cercando di instillare nei miei alunni il piacere della lettura, quella vera: Stevenson, Dickens, Salgari, ma anche Omero, Dante (basta presentarli in una chiave adeguata all'età, vi assicuro che si appassionano!) e, of course, Leopardi... Beh, domenica sera mi sono recato a Porto Recanati, avevo letto su vari quotidiani (anche nazionali, con commenti "salaci" a dir poco) che ivi sarebbe stato assegnato il premio "Leopardi-La ginestra" a Federico Moccia! Non potevo crederci, il nostro amato Giacomo usato quale strumento di gratificazione per l'autore (non riesco a definirlo "scrittore", perdonatemi) simbolo della deriva culturale odierna: già, quello di "Tre metri sopra il cielo", dei film con Scamarcio e dei lucchetti che hanno prodotto il crollo strutturale di una colonna del Ponte Milvio a Roma! Il "premio" gli sarebbe stato conferito con la motivazione di "aver saputo proporre in termini moderni e convincenti i temi leopardiani del mito della gioventù, della follia dell'odio come principio di distruzione, e della magia dell'amore come motore vivificante dell'esistenza". Oddio, allora diamo il Pulitzer a Corona, il Nobel per l'economia a Ricucci e l'Oscar allo stesso Scamarcio, via! Eh, no, mi sono detto, ci sono dei momenti nella vita in cui bisogna indignarsi, inalberarsi, ribellarsi: soprattutto se si ha un ruolo educativo. Così, mi sono fatto coraggio e, dopo aver sopportato un'ora e mezza di "Apologia di Moccia", al momento della premiazione ho espresso il mio dissenso gridando "vergogna" e usando toni decisi (ma mai volgari) di lecita e, a mio avviso, doverosa contestazione. Ebbene, sono stato fatto oggetto di improperi (questi sì, anche volgari) da parte di alcuni ultrasettantenni (ma Moccia non era l'idolo dei giovani? Fortunatamente stamattina sono stato svegliato da telefonate di amici, colleghi e (veri) scrittori che mi hanno espresso la massima solidarietà, unita ad assoluta costernazione per tale offesa a Leopardi e alla cultura in generale. Concludo, osservando come non sia affatto strano che lo "psichiatra mediatico" Meluzzi sia stato il fautore di tale operazione, ma che altresì appaia alquanto triste che proprio il locale Centro Studi Leopardiani ne sia stato il promotore: a conferma del pessimo rapporto che già in vita il poeta aveva con i suoi conterranei... non è cambiato molto, purtroppo.


Prof. Edilio Giuseppe Venanzoni Macerata, edilioven@libero.it